Testimonianze

Siamo tutti diversi: quelli che si ispirano al modello anglosassone e diffidano dei discorsi "troppo intellettuali", gli antispecisti, gli ecologisti, gli amanti della "natura", quelli che ci sono arrivati attraverso l'antisessismo, l'irredentismo, l'antirazzismo, la protezione animale, il terzo-mondismo, etc. Ma siamo tutti vegetariani per gli animali. Con il Veggie Pride, abbiamo la possibilità di fare qualcosa in cui siamo d'accordo al 100%, in cui nessuno si sentirà obbligato di fare concessioni agli altri su posizioni con le quali non è d'accordo. Capite, stiamo inventando dei modi di essere efficaci insieme senza doverci piegare a mercanteggiare, senza passare per la fase di fabbricazione della pappa insipida del consenso dove "marinano" le unioni politiche. Non è bello?

Estiva (2001)

 

Non è facile organizzare un avvenimento simile. Eppure dovrebbe esserlo: dovremmo essere numerosi ad associarci ad una manifestazione nazionale che riunisce le persone che lottano per gli animali nel quotidiano - senza essere necessariamente militanti - semplicemente esprimendo ad ogni pasto, attraverso il rifiuto di consumare carne, che non è giusto mangiare animali. È un simbolo talmente forte e nello stesso tempo un atto talmente semplice - il minimo che ognuno dovrebbe fare - che sembra logico farne il punto comune di raduno per una manifestazione che rivendica più diritti per gli animali.

Purtroppo ci sono sempre persone che dicono che è troppo o troppo poco. Se si sceglie il minimo fattore comune, non è per negare che ci sono differenze di pensiero nella corrente animalista, ma perché il vegetarismo ci riunisce al di là delle altre differenze, che queste riguardino il nostro stile di vita o le nostre idee politiche, e perché è un'occasione per unirci per far udire la voce degli animali. Questo sembra talmente semplice che le obiezioni che spesso ci vengono fatte ci appaiono estremamente scoraggianti.

Ma ne vale la pena: com'è bello essere lì il giorno X, potersi esprimere, vedere dei vegetariani che finalmente osano affermare quello che pensano, dire pubblicamente che rifiutiamo che gli animali siano uccisi. In realtà, il numero dei partecipanti non ha tanta importanza. Ci è stato rimproverato anche di non organizzare messe in scena che possano attirare i media. Ma l'essenziale non sono i media, né i passanti, né i vegetariani che hanno rifiutato di venire. L'essenziale è quello che noi sentiamo in quel momento. Questo ci dà la forza di affermare le nostre convinzioni nel quotidiano, di prendere la parola per rispondere, in questo mondo in cui è così difficile vivere nel momento in cui si prende coscienza dell'orrore di quello che subiscono gli animali. Questa manifestazione bisogna farla perché fa del bene alle persone che marciano, fa loro del bene nei mesi che seguono. Per questo, vale veramente la pena di lavorare perché essa abbia luogo.

Sara (organizzatrice del Veggie Pride dal 2005)

 

Quando mi è stato proposto di partecipare all'edizione 2007 del Veggie Pride di Parigi, all'inizio ero scettico. Il fatto di riunirsi per gridare degli slogan per strada non mi sembrava qualcosa di particolarmente importante per me, tanto più che non sono mai stato un frequentatore di manifestazioni. Alla fine, quasi all'ultimo minuto, mi sono lasciato convincere da alcuni amici. Il giorno della manifestazione è successo qualcosa che veramente non mi aspettavo. Preso in mano uno striscione, nel momento in cui il corteo si è messo in marcia si è creata una specie di solennità e quando sono stati gridati i primi slogan mi sono improvvisamente sentito molto commosso, un nodo alla gola. Non ho potuto gridare a mia volta, sono rimasto in silenzio durante tutta la manifestazione. Ho osservato gli altri partecipanti, ognuno viveva emozioni differenti, alcuni erano arrabbiati, altri piangevano, oppure ce n'erano altri che ridevano e danzavano al ritmo delle percussioni. Ho guardato negli occhi la gente sui marciapiedi e più i minuti passavano più volevo che il mio striscione fosse visibile. Questa atmosfera molto particolare della manifestazione è stato un momento forte.

I due giorni che ho passato a Parigi, incontrando altri vegetariani e vegan, mi hanno fatto sentire meno escluso, meno solo con le mie idee. Ho colto l'importanza di tutto quello che avevo appena vissuto la sera della mia partenza, mentre aspettavo il treno alla stazione, ero sconvolto e non ho potuto trattenermi dallo scoppiare in singhiozzi. Si era verificato un vero shock e sono ripartito con la sicurezza di non essere emarginato e la sensazione che le mie idee erano ancora più forti. Da allora, non ho più paura di dire apertamente "sono vegetariano". Anzi, ne sono fiero.

Aurélien (militante per gli animali, 2008)

 

Il Veggie Pride è una manifestazione per far conoscere diffusamente l’esistenza di noi vegetariani e vegani,  persone che ritengono che mangiare gli animali sia sbagliato e smettono semplicemente di farlo.

Troppo spesso nella società attuale alla scelta vegetariana viene negato valore, attribuendo ad essa significati fuorvianti, per nascondere la verità. Così molti di noi vengono trattati come persone ipersensibili, contrarie alle tradizioni, strani individui eccessivamente coinvolti in questioni ritenute poco rilevanti dalla maggior parte delle persone. Noi vegetariani veniamo spesso scherniti: fa tanto ridere la decisione di non partecipare a una mensa che offre ciò che resta di esseri non più viventi. Ogni vegetariano sa cosa significa vivere la propria quotidianità sentendo costantemente il sarcasmo e l’ironia, culminanati nelle solite battute sul “non sai cosa ti perdi”.

La scelta vegetariana non solo viene derisa, ma spesso persino osteggiata.

Troppi sono ormai gli articoli pseudoscientifici che negano la salubrità delle diete vegetariana e vegan; troppe le affermazioni secondo cui sarebbe sbagliato nutrire se stessi e i propri figli senza carne e altri derivati animali.

Noi, che siamo solidali con tutti gli animali, non solo con cani e gatti, vogliamo che la negazione, la derisione e gli ostacoli all’espressione della scelta vegetariana diventino di pubblico dominio, così come la contestazione ad essi.  Per questo motivo scendiamo in piazza e lo gridiamo a tutti.

Non si dovranno più ignorare nè distorcere le ragioni della nostra scelta: non siamo ipersensibili nè strani, ma sinceramente e profondamente interessati alla vita di ogni singolo animale.

Non siamo impressionabili, non siamo frivoli, nè disinteressati ai problemi dell’umanità: siamo profondamente convinti che gli animali debbano entrare nella sfera di interesse morale da cui sono stati sempre esclusi. Non vogliamo più sopportare lo scherno e la derisione a cui troppo spesso siamo soggetti, così come non siamo più disposti ad accettare che circolino ancora informazioni scorrette circa la salubrità delle diete vegetariana e vegan.

La macellazione e la morte sono orrori che non ci fanno ridere affatto e la nostra opposizione ad esse non è una sdolcinata gentilezza, nè una debolezza. Le violenze che vengono quotidianamente perpetrate ai danni degli animali negli allevamenti e nei macelli non esprimono nè forza nè coraggio; rappresentano invece una vergognosa ed egoistica complicità alla sofferenza di innocenti creature indifese.

Noi vegetariani e vegani pretendiamo il riconoscimento pubblico della possibilità di non mangiare gli animali e i loro derivati: godiamo di ottima salute e nutriamo i nostri figli con responsabilità. Siamo desiderosi di farlo sapere e vogliamo smascherare ogni forma di disinformazione, laddove abbia diffuso notizie scorrette allo scopo di salvaguardare gli interessi economici dell’industria agroalimentare. Invitiamo all’aggiornamento di coloro i quali, seppur in buona fede, credono ancora che eliminare i prodotti di origine animale dalla propria alimentazione sia un pericolo per la salute.

Chiediamo attenzione, soprattutto perché vogliamo levare la nostra voce in difesa degli animali, raccontando tutto ciò che di abominevole succede negli allevamenti.

Esigiamo profondo rispetto per la nostra scelta, nata dalla ferma volontà di salvaguardare ognuna di quelle vite che purtroppo sono ancora prigioniere della barbarie e dell’egoismo.

Antonella (2008)