Volontà di imporre nello spazio pubblico la cittadinanza dei vegetariani per gli animali: il carcere e l'ospedale

Dai vari dibattiti nati in seguito alla censura subìta dal Veggie Pride su Vegan Home, è emerso uno spunto importante che abbiamo immediatamente raccolto, perché del tutto coerente con i principi del Veggie Pride e con lo spirito di chi lo organizza, improntati alla solidarietà sia con gli animali ammazzati per l'alimentazione che con gli umani che rifiutano di partecipare al massacro, chiunque essi siano e ovunque si trovino.


È stato notato che nel Manifesto del Veggie Pride tra i luoghi in cui si rivendica il diritto ad avere un'alimentazione vegetariana e vegana non sono indicate le carceri e gli altri luoghi di detenzione. Si tratta di un'omissione non volontaria, e per niente improntata ad «una scelta precisa di escludere certe tematiche che per qualcuno sarebbero fastidiose», come ha sostenuto qualcuno, riferendosi non si sa a cosa o a chi. Il carcere, che se ne ammetta o no la legittimità, è una realtà che racchiude una violenza taciuta ed invisibile, e questo lo sappiamo bene. Siamo consapevoli dell'importanza di spezzare questo muro di silenzio e di ricordare che la prigione non è una terra di nessuno, ma uno spazio della società, abitato da persone per le quali la detenzione non può e non deve segnare la cessazione di ogni altro diritto. Per questo abbiamo deciso di aggiungere il carcere nella lista esemplificativa degli spazi collettivi in cui rivendichiamo il diritto ad ottenere cibo corrispondente alla scelta di non uccidere animali. Nel solco di questa riflessione, abbiamo ritenuto opportuno inserire anche un riferimento agli ospedali, anch'essi luoghi in cui le persone divengono particolarmente vulnerabili e manipolabili.

Con queste aggiunte ci riallacciamo ad un fatto recente: l'accoglimento da parte della Corte Europea dei Diritti Umani del ricorso di un detenuto polacco buddista contro i suoi dirigenti carcerari, che gli avevano negato pasti vegetariani. Secondo la Corte Europea dei Diritti Umani tale rifiuto rappresenta una violazione dell'articolo 9 (Libertà di pensiero, di coscienza e di religione) della Convenzione Europea per i Diritti Umani. Anche se il caso riguarda una scelta alimentare dettata da motivi religiosi e non etici, esso mostra che il legame tra le pratiche alimentari e le convinzioni personali non riguarda la semplice sfera privata ma tocca i diritti umani più elementari ed universalmente riconosciuti. Ci sembra importante quindi rimarcare che rivendicare pubblicamente l'accesso a pasti vegetariani o vegan non rappresenta un semplice puntello alla forza morale individuale delle persone vegetariane, ma al contrario significa una volontà di imporre nello spazio pubblico la cittadinanza di chi ha scelto di essere vegetariano/a o vegano/a per gli animali.

Troppo spesso infatti ci accade di essere esclusi da spazi collettivi: ciò può succedere anche nelle scuole o al lavoro, nei casi non rari in cui le mense non solo non offrono menù nutrizionalmente adeguati, ma vietano l'accesso a chi volesse portarsi il cibo da casa, impedendo alla persona vegetariana di condividere con compagni e colleghi la convivialità del momento del pasto. E ancora, troppo spesso accade di dover subire la sopraffazione della nostra scelta negli spazi collettivi: bambini vegetariani costretti ad ingurgitare il menù carnivoro standard, pena dover andar via da scuola; persone vegetariane ricoverate in ospedale che si vedono servire pasti contenenti ingredienti di origine animale, malgrado avessero fatto richiesta di cibo vegan; e infine i detenuti, ai quali non è concessa nessuna scelta. La prigione non è un mondo a parte, ma semplicemente l'apice di una società specista che cerca in ogni modo di impedire la disobbedienza alla norma carnivora.

Per affermare ancora una volta questa disobbedienza, per esprimere la solidarietà con i miliardi di animali massacrati ogni anno nel mondo, e per rivendicare il nostro diritto a praticare tale solidarietà nelle nostre scelte alimentari, vi invitiamo a unirvi a noi nel quarto Veggie Pride italiano, il 18 giugno 2011.

(9/5/2011)